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Il XVII secolo registra a Parghelia altre vicende
militari connesse con il mare. Le scorrerie dei pirati saraceni sulle nostre
coste erano state un flagello per le popolazioni e continuarono per tutto il
'600. Mons. Bartoloni così si esprime a tale proposito: «Distrutta la vicina
Ceramiti, circa il 1665, sotto Dragut Rais, i saraceni, resi più audaci
dalle facili conseguite vittorie, spiranti distruzioni e stragi, si
sferrarono con tutte le loro forze e con tutti i mezzi dei quali
disponevano, contro Parghelia [...]. Dopo alcune ore di combattimento, delle
navi nemiche alcune sono affondate; altre lottano tra la vita e la morte;
[...] i nemici furono sconfitti e volti in fuga». Nella Chiesa di Santa
Maria di Portosalvo un dipinto posto nel centro del soffitto, anche se di
epoca molto più recente, ricorda l'avvenimento, che era «pure riprodotto a
colori in una antica tavola votiva appesa all'altare della Madonna». Di tale
tavola, ancora esistente nel 1917, non vi è ora più traccia.
I marinai di Parghelia, all'inizio dell'ultimo decennio del XVII secolo,
fondano un «monte», cioè una società di mutua assistenza, da collegarsi, in
futuro, con una costituenda Confraternita delle Anime del Purgatorio.
Il XVIII secolo è caratterizzato da un marcato dinamismo in campo economico
e sociale: nel paese è attiva una classe borghese che dal mare, dai traffici
marittimi e dalla pesca trae il proprio benessere, la propria prosperità e
la legittimazione al prestigio e all'ascesa sociale.
Anche la vita culturale del paese conosce una fase di apprezzabile vivacità:
il de Dolomieu ricorda, ad esempio, come quasi tutti a Parghelia parlassero
francese e molte furono le figure di parghelioti che si imposero in campo
culturale. Il 1783 è l'anno del terribile terremoto. Parghelia non subì,
immediatamente, gravi perdite di uomini e le statistiche concordano nella
stima dei danni (50.000 ducati), mentre, per il numero dei morti, oscillano
tra O e 5 vittime. Anche C. Botta dichiara che «meno offeso restò il greco
lontano villaggio di Parghelia, villaggio singolare, non per la grandezza e
la ricchezza degli edifici, ma per l'industria» dei suoi abitanti e la
singolare bellezza delle donne. Molti palazzi furono, comunque, distrutti e
ricostruiti alla fine del secolo o all'inizio dell'Ottocento. Il Galanti,
inviato in Calabria da Ferdinando di Borbone nel 1792, ricorda Parghelia, il
più grande dei casali di Tropea e la sua marineria, che così descrive:
«Marina di Parghelia. Vi sono in Parghelia due feluche, le quali hanno circa
24 marinai ciascuna, le quali fanno il viaggio di Francia, di Corsica, di
Genova. Marina. Oltre queste ve ne sono due altre che fanno il viaggio di
Napoli. Vi sono anche due altre paranze che fanno il tragitto continuo delle
Sicilie. I marinai sono circa 200, i quali fanno il loro negozio sopra i
detti legni o sopra legni esteri. Portano da ponente le prime due feluche
zuccaro, caffè, stamina, rabbellozzi, vellutini, indaco, sale, calzette di
seta, fazzoletti, cappelli, droghe, legni da tingere, sottovesti ricamate
ecc. Trasportano da Tropea coperte di cotone, cotone filato, manifatture di
seta di Catania a Catanzaro, spirito di bergamotti e limoni di Reggio».
L'autore ricorda, poi, la miniera di «arena quarzosa» a Parghelia, che
ancora oggi esiste. Alle gloriose e tragiche vicende della Rivoluzione
Napoletana del 1799 parteciparono ben tré parghelioti, Antonio Jerocades e i
suoi due nipoti, Andrea Mazzitelli e Onofrio Colace. Seguendo la rotta dei
commerci marittimi di Parghelia, Jerocades aveva importato e diffuso le idee
massoniche apprese a Marsiglia e Onofrio Colace e Andrea Mazzitelli
appartenevano entrambi a quella borghesia ricca e colta, che aveva avvertito
l'esigenza di un profondo rinnovamento della società.
Onofrio Colace, Giudice della Gran Corte della Vicaria, aveva cercato di
moralizzare con l'azione giudiziaria la vita pubblica, degradata e
profondamente segnata da una diffusa corruzione. Fu decapitato a 53 anni il
22 ottobre del 1799 nella Piazza Mercato in Napoli.
Andrea Mazzitelli, formatesi nel Collegio Reale e nella Regia Scuola di
Nautica di Marsiglia, autore di un Corso teorico-pratico di nautica (Napoli
1795), fu ufficiale della marina borbonica e passò poi dalla parte dei
repubblicani al seguito di Francesco Caracciolo; fu impiccato 1'8 febbraio
del 1800. |